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Se è muto, muore il processo amministrativo

STEFANO BIGOLARO

STEFANO BIGOLARO

COL DL RISTORI MODALITÀ TELEMATICA ESCLUSIVA FINO AL 31 GENNAIO: IL SÌ DELL’UNAA

CONSIGLIERE UNAA - UNIONE NAZIONALE AVVOCATI AMMINISTRATIVISTI

Ci siamo. Nel processo amministrativo restava la sola cosa da fare: tornare alle udienze telematiche, così com’erano prima ( fino al 31 luglio). E il decreto legge 137, ora emesso, non ha potuto che prenderne atto: dunque, le udienze amministrative potranno essere soltanto telematiche, in tutta Italia. A partire dal 9 novembre – un ritardo ingiustificato, vista la gravità della situazione – e fino al 31 gennaio. Anche in questo campo la telematica si conferma così il mezzo migliore per far fronte all’emergenza. Nel processo amministrativo, la possibilità di un’udienza deve comunque essere garantita: nella situazione attuale, non può che essere per via telematica. E per fortuna che il processo amministrativo è ( quasi) interamente telematico.

Quando lo è diventato, nel 2017, le complicazioni e i sacrifici non sono stati pochi. Ma le ragioni per cambiare si sono rese evidenti. Come avvocati, eravamo abituati a scrivere, stampare, fotocopiare e portare al giudice ciò che scrivevamo. Un altro mondo. Certo, adesso dipendiamo sempre più dalle segretarie ( che in concreto gestiscono la produzione dei nostri atti). E siamo esposti alle fragilità del sistema. Ma – in un certo senso – ci siamo affrancati dallo spazio, e un po’ anche dal tempo, sia nella produzione dei nostri atti sia nella conoscenza di quelli degli avversari e dei provvedimenti del giudice. Non è teoria: basta guardare alla riduzione delle attività di domiciliazione. Certo, ci sono state sacche di resistenza ( dover produrre le copie cartacee, questione al momento chiusa); zone d’ombra ( le difficoltà per notificare via pec il ricorso, questione più complicata); passaggi francamente ridicoli ( l’incrocio tra dichiarazioni e controdichiarazioni di conformità tra atti cartacei e originali digitali). E continuano a mancare cose importanti ( i link ipertestuali). Ma ha funzionato. Altrimenti, nella situazione attuale, il sistema sarebbe al blocco.

Il problema, ora, è quello delle udienze, cui non si può partecipare fisicamente: sono occasioni di contatto e di contagio. E non è questione di munire le aule di barriere di plexiglas e di garantire distanziamenti e rigore nell’uso delle mascherine. È tutto ciò che ci sta attorno: doversi spostare, eventualmente soggiornare, incontrarsi, attendere. Specie nel processo amministrativo, con un giudice per Regione o quasi, e un giudice di appello a Roma. Ed è certo una questione più ampia dei soli avvocati: riguarda giudici e personale, ma anche le rispettive famiglie, e insomma la collettività.

Però nel giudizio amministrativo c’era già un sistema pronto: quello che ha introdotto le udienze da remoto a maggio scorso ( articolo 4 del decreto legge 28). Si è trattato quindi di riaprire un termine al loro utilizzo, che troppo ottimisticamente era stato fatto scadere il 31 luglio. Riaprirlo intanto, e poi si vedrà.

Il tema di fondo, in prospettiva, è chiaro: se si conferma che l’udienza telematica funziona, cosa farne quando l’emergenza finirà? Non è questo il momento di rispondere ( anche se non è mai troppo presto per cominciare a ragionare). E poi i problemi sono anche tecnici: che piattaforma usare per i collegamenti? Ma – in ogni caso – sopprimere l’udienza, no. Che sia in presenza o da remoto, ma senza l’udienza il processo amministrativo non può stare. Vanno distinte, piuttosto: l’udienza cautelare è fondamentale per il confronto immediato tra le parti imposto dall’urgenza. L'udienza di merito, dopo lo scambio di tutti gli atti, può avere un senso in una limitata percentuale di casi. Ma la “cartolarizzazione”– intesa come riduzione del processo amministrativo alle “carte”, escludendo la possibilità di discutere – non potrà essere la risposta.

Insomma, sono da tener ferme le idee fondamentali, adattandosi a un mondo che cambia. La telematica sta dimostrando di poter trasformare non solo il modo di operare di giudici e avvocati, ma più in generale la vita delle persone e delle società. Per rimanere in tema: la trasformazione della giustizia amministrativa si inserisce in un quadro più ampio, che riguarda anzitutto la pubblica amministrazione. Come la telematica può cambiare il processo amministrativo, rendendolo meno formalistico e più simile a un flusso di dati in entrata e in uscita, così la trasformazione digitale dell’amministrazione ridisegna i procedimenti per ridurne le complessità.

È in atto un cambiamento vasto, al quale nessuno è estraneo. Il domicilio digitale non è solo un problema di notifica, come in concreto siamo abituati a vederlo. È un concetto di fondo: non solo le pubbliche amministrazioni, ciascuno di noi deve avere un domicilio digitale. Deve cioè esserci una cittadinanza digitale che – fuori dalla retorica – garantisca il diritto all’uso delle tecnologie nei nostri rapporti con le amministrazioni e nei servizi che ne riceviamo.

L’emergenza sanitaria attuale, con la sua gravità, ci impone di utilizzare le potenzialità disponibili, e di esserne consapevoli e responsabili.

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